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L'Fmi: ĞL'Italia a rilento fuori dalla crisiğ

Fonte: Il Corriere della Sera

11/5/2010

Chieste politiche coordinate per l'exit strategy dalla recessione

Per il Fondo monetario internazionale il nostro Paese farà più fatica di altre nazioni. Bene il rapporto deficit-pil

MILANO - L'uscita dell'Italia dalla recessione sarà probabilmente più lenta rispetto ad altri Paesi appartenenti all'Unione monetaria. Lo scrive il Fondo monetario internazionale nel suo rapporto di maggio sull'outlook economico europeo per il 2010, evidenziando la disparità nei ritmi di crescita delle economie della zona euro in fase di uscita dalla crisi globale.

VIRTUOSI SUL DEFICIT - Il Fondo, che lo scorso mese aveva comunicato una previsione di crescita per l'Italia dello 0,8% quest'anno e dell'1,2% il prossimo, sottolinea come il rallentamento della crescita registrato dal Paese fin dal momento dell'ingresso nella moneta unica sia un sintomo della scarsa competitività della nostra economia. Per quest'anno, si legge nel documento, in Italia l'organismo internazionale prevede un'inflazione dell'1,4% e un deficit di bilancio pari al 5,2% del pil. Un dato, quest'ultimo, che rende il Belpaese uno dei più virtuosi d'Europa: il deficit-pil di Eurolandia, infatti, risulterà pari al 6,8%. Quello tedesco al 5,7% e quello francese all'8,2%. Il deficit della bilancia commerciale dovrebbe invece attestarsi sul 2,8% del pil. Un eventuale recupero di competitività, che vedesse la produttività del lavoro crescere in Italia allo stesso ritmo delle economie leader della zona euro, si tradurrebbe, stima il Fondo, in un miglioramento della bilancia commerciale di 2-2,5 punti percentuali di pil.

L'EXIT STRATEGY - L'Fmi ha sottolineato che «c'è bisogno di coordinamento» nell'attuazione delle exit strategy, soprattutto nell'area euro, all'interno della quale il Patto di Stabilità e Crescita può essere di aiuto. In ogni caso «la crisi greca ricorda i gap esistenti nell'architettura fiscale d'area. Colmare questi vuoti richiederà un sostanziale rafforzamento della disciplina di bilancio nei tempi buoni e l'introduzione di procedure per la gestione delle crisi».

IL CASO GRECIA - «I rischi per le prospettive» europee tuttavia «appaiono ampiamente bilanciati»: minacce al ribasso arrivano però dalla Grecia e dai prezzi delle commodity. «A pesare al ribasso - scrive il Fmi - le preoccupazioni dei mercati per la liquidità e solvibilità della Greca che, se non controllata, può trasformarsi in una più ampia crisi del debito, dando vita a un potenziale effetto contagio. Un altro rischio al ribasso è lo shock dei prezzi delle commodity che può portare le banche centrale ad alzare i tassi di interesse prima del previsto». Il Fmi ha approvato domenica scorsa un pacchetto di aiuti da 30 miliardi di euro in favore della Grecia. Il Fondo gioca un ruolo importante anche nel maxi-piano di aiuti da oltre 700 miliardi di euro messo a punto dall'Unione Europea per gestire la crisi del debito del Vecchio Continente.


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